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Giovani Floris questa sera ospite a ‘Che tempo che fa’

14/02/2010

Giovanni Floris, durante l’intervista rilasciata a Fabio Fazio a Che tempo che fa in onda questa sera alle 20:10 su RaiTre si è soffermato sulla recente delibera della Commissione di Vigilanza Rai sull’attuazione della legge per le disposizioni di par condicio che mettono in pericolo la messa in onda di alcune trasmissioni durante la campagna elettorale.

L’interpretazione che Floris evince da questo regolamento è che «il servizio pubblico non è di tutti, ma dei partiti. Se sono i partiti a decidere gli ospiti, gli argomenti e i tempi, io vengo invaso non dal pubblico, ma dal partito. Questo è un rapporto paradossale che la Rai ha da sempre con la politica, in un momento come questo in cui i partiti, pur di parlare, cancellano quello che già c’è, questo paradosso arriva al picco massimo».

Il conduttore di Ballarò ha poi spiegato che la norma approvata dalla Commissione di Vigilanza può forse derivare da una concezione generale che la politica ha della televisione e del suo ruolo: «Bisogna separare il destino della mia trasmissione da quello del sistema. La libertà d’informazione non è Ballarò, non è Giovanni Floris; il problema è il principio in base al quale se io voglio andare in televisione tolgo di mezzo chi non mi invita. È importante che ci siano delle trasmissioni in cui tutti possano comunicare il proprio programma elettorale. Il brutto è quando per parlare io zittisco qualcun altro, quando per dare spazio a una tribuna politica cancello Ballarò, Porta a porta, Annozero, In mezz’ora. Sono trasmissioni diversissime, ma tutte hanno in comune l’impegno di persone che da anni ci lavorano. Non è possibile che vengano cancellate con un regolamento. Nella mia convinzione un parlamentare ha compiti importantissimi, alti, molto più importanti dei miei: non può ridursi a disegnare un palinsesto».

Dietro alla situazione che si è venuta a creare in seguito alla nuova normativa c’è secondo Floris un problema più profondo, che riguarda la nozione stessa di libertà: «In Italia si sta insediando un concetto di libertà per cui la libertà è fare quello che è vietato o vietare quello che fanno gli altri. Per come la vedo io la libertà è sempre aggiungere qualcosa, fare qualcosa che gli altri non si aspettano. Un Paese deve sempre aumentare l’offerta, la gente deve essere indecisa su cosa guardare in televisione. Non va bene che scompaia qualcosa e appaia quello che piace al parlamentare ».

In riferimento a quanto scritto da Furio Colombo su Il Fatto Quotidiano – che la delibera porterà sì a tribune politiche forse noiose, ma non umilianti per lo spettatore – Floris ha dichiarato di non condividere l’opinione del senatore del Pd: «Questa è una visione elitaria della televisione. Trasmissioni viste da milioni di persone non sono dei teatrini, ed è un insulto definirle così». Allo stesso modo, Floris ha contestato la definizione di “pollaio” usata da Berlusconi per definire alcuni programmi di approfondimento: «Si tratta di un insulto nei confronti dei partecipanti, perché implica che sono presenti dei polli. La politica può piacere o non piacere, ma non va pilotata in base a quello che noi pensiamo che sia giusto essere. Il fine è sempre quello di discutere dei fatti con i politici. Se i politici che contano sono pochi è un problema di classe dirigente – prosegue il conduttore di Ballarò – ma non è che, come pensano con questo regolamento, i politici li fa la televisione, non siamo la principessa che bacia il rospo. Se uno va a Ballarò non è che per quello diventa importante, noi chiamiamo chi è importante.

Il conduttore di Ballarò ha infine precisato la sua posizione personale: «Quello che farò dipende dalla Rai, dato che sono un dipendente. E’ chiaro che se sono libero di poter condurre la trasmissione conduco la mia, non mi va di passare la parola da un candidato all’altro che io non ho scelto. Se è per me io non la conduco, vediamo cosa dirà la Rai. Bisogna vedere anche se succederà questo perché ci sono molte interpretazioni quindi la legge potrebbe essere un regolamento che va contro la legge stessa. Ad ora scompaiono queste trasmissioni perché vengono invase da politici decisi in altro luogo e stabiliti per sorteggio».

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